Le emozioni che ingannano

Data: 04-04-2011

Questo succede perché, quando dobbiamo prendere una decisione, una parte del nostro cervello ricerca la cosa giusta da fare mentre un’altra pone attenzione alla cosa sbagliata, quella da cui teoricamente bisogna difendersi. Sfortunatamente quando siamo sotto stress gli impulsi incosci pongono i nostri sforzi consci in svantaggio e ci fanno puntare sul cavallo sbagliato, come ben sapevano i nostri progenitori latini quando dicevano: “Video meliora proboque, deteriora sequor” (Vedo le cose migliori, le approvo, “ma purtroppo” seguo le cose deteriori).

Quanto stress c’è nelle nostre vite? Come spiega l’economista Serge Latouche nella sua ultima conferenza di Trieste (marzo 2011) noi viviamo nell’epoca del consumismo, filosofia che si basa solo sul far consumare più possibile i membri della società. Per far consumare ci vuol frustrazione (una persona felice non consuma perchè non ha bisogno di niente), dunque moltissime leve sociali ci spingono in questa direzione. È evidente che la nosta vita attuale è portatrice di grandissimo stress.

Visto che lo stress è collegato in maniera proporzionale al numero di errori che facciamo, è non è difficile intuire che per molti di noi la vita attualmente è una continua, sfiancante corsa ad ostacocoli a causa dei tanti errori. Inoltre perdiamo enormi quantità di tempo prezioso per rimediare agli sbagli commessi. Infatti con le parole di Arthur Bloch: “Il tempo che ci vuole ad aggiustare una situazione è inversamente proporzionale al tempo che c'è voluto per guastarla”.

Come possiamo rimediare a questa situazione, come possiamo fare meno sbagli (e vivere più felici)?

Il primo passo è imparare a valutare i nostri problemi, darne una definizione, cercare di chiarirci le idee. Chiarirsi le idee su ciò che si vuole è fondamentale, perché è facile dare risposte, ma è difficile fare le domande giuste, trovare quale sia il punto fondamentale, quello più importante.

Poi, una volta definito ciò che va risolto, bisogna passare alla fase successiva, ovvero alla od alle soluzioni (quello che recentemente viene definito “problem solving”). Qui si arenano moltissime belle intenzioni proprio per il meccanismo di cui parla Wegner: una parte della nostra mente è pessimista, ci focalizza sul negativo. “Se fossi, se potessi, se avessi erano tre fessi che giravano il mondo” amava scherzare il nostro amato Totò. In altre parole la parte inconscia della nostra mente (il nostro Ego) ci sabota, ci impedisce di andare verso la giusta soluzione. Questa affermazione apparentemente assurda lo diventa molto meno se ci rendiamo conto che il nostro Ego non funziona secondo la logica Aristotelica. Invece i suoi processi mentali appartengono alla logica non ordinaria molto ben descritta dallo psicologo Giorgio Nardone, che possiamo riassumere con la frase: “Ciò che per la logica è obiettivo, per l’Ego è strumento”.

Per spiegare questo concetto dobbiamo sapere che il nostro Ego è fatto per provare emozioni, vive di emozioni, e dunque ha tutto l’interesse ad averne sempre una bella scorta. Ora è evidente che, se noi troviamo delle soluzioni ai nostri problemi, per quanto la cosa ci faccia stare bene e ci dia soddisfazione la quantità di emozioni che proveremo sarà quasi sicuramente molto inferiore a quella che avremmo restando impantanati nei nostri problemi per mesi od anni. L’Ego si rende conto di questo aspetto perciò, se non è ben guidato dalla consapevolezza, tende a farci rimanere nei problemi.

Abbiamo dunque bisogno di un modo semplice ed efficace per bypassare l’Ego, possibilmente senza scatenarne le reazioni. L’Ego infatti è estremamente suscettibile, non sopporta che gli venga tolto il suo amato nutrimento, le emozioni. In particolari condizioni (soprattutto se siamo sotto stress) se vede che all’orizzonte si profila una carenza di nutrimento, se ci dirigiamo verso le soluzioni, farà di tutto per farci tornare nel pantano dei problemi irrisolti. Cercherà di sabotarci. Questa logica non ordinaria si applica a tutte le situazioni sociali e a tutti gli esseri umani e spiega moltissimi disagi del nostro vivere quotidiano: sia che si tratti di una persona a cui abbiamo chiesto un’informazione e che ci risponde in maniera eccessivamente sgarbata, oppure che si tratti del vizio del fumo che non riusciamo a lasciar andare, sia che riguardi guerre fratricide per possedere cose che entro pochi anni dovremo lasciar andare insieme a questo corpo, oppure che riguardi lo stato di scontentezza perenne che attanaglia molte persone.

Come evitare che una parte della nostra mente, quella che si focalizza sul bicchiere mezzo vuoto invece che su quello mezzo pieno, quella che ragiona più sulla paura che sulla gioia prenda le redini delle nostre decisioni?

Un metodo efficace per potenziare la nostra consapevolezza è l’utilizzo del simbolismo. Se un simbolo viene recepito e interpretato in modo chiaro dal nostro cervello metterà d’accordo tutte le parti della nostra mente grazie alla sua capacità di sintetizzare un aspetto della realtà. Naturalmente non è facile trovare simboli di questo tipo, ma qui ci viene in aiuto la matematica, e in particolare Cartesio, il grande scienziato del diciottesimo secolo cui dobbiamo la scoperta dei diagrammi. In diagrammi sono piccoli simboli composti da due assi, ad ognuno dei quali noi deleghiamo la rappresentazione di  un aspetto della realtà. L’incrocio a novanta gradi tra i due assi permette di mettere in relazione due aspetti diversi, di capire come si comporta un aspetto della realtà al variare dell’altro.

Alcuni anni fa, riprendendo un delizioso libretto dell’economista Carlo Maria Cipolla (Allegro ma non troppo, Il Mulino 1988), ho cominciato a studiare cosa succede mettendo su di un asse noi, col nostro universo interiore, con le nostre pulsioni ed emozioni, e sull’altro asse gli altri, ovvero il mondo, l’universo che ci circonda. Ecco il diagramma che ne risulta:

 

 

 

Come vedete, i due assi delimitano quattro aree più una zona centrale. Queste cinque zone corrispondono alle cinque strategie che possiamo usare nelle interazioni col mondo:

- Fare bene a noi e male agli altri

- Fare male a noi e bene agli altri

- Fare male a noi ed al mondo

- Fare bene a noi ed al mondo

- Non fare né bene né male a nessuno

Queste cinque modalità racchiudono a tutti i modi di pensare, tutte le logiche o strategie su cui si basa la nostra mente, sia quella conscia che quella inconscia. Per questo motivo sempre e comunque, quando compiamo un’azione, se la misuriamo con questo diagramma vedremo che i suoi effetti andranno a ricadere in un punto all’interno dello stesso. Abbiamo trovato così una mappa comprensibile a tutti, un territorio comune per discutere e ragionare.  Certo come diceva Alfred Korzybski “La mappa non è il territorio”, ma è altrettanto vero che ognuno di noi si crea delle mappe mentali per interpretare la realtà, perché altrimenti non saremmo in grado di capire un mondo così complesso. Molto spesso purtroppo le mappe che ci creiamo, le nostre interpretazioni della realtà, divergono di molto, anche quando stiamo usando le stesse parole del nostro interlocutore. Quot homines tot sententiae (Tanti uomini tanti modi di pensare) diceva Terenzio.

Articolo comparso sul numero di primavera 2011 di Bioguida, Itinerari dello Spirito
Riferimenti:

“How to Think, Say, or Do Precisely the Worst Thing for Any Occasion.”  Daniel Wegner. Science, Vol. 324 Issue 5936, July 2, 2009.

“I Segreti del Subconscio”, Il Punto d’Incontro, 2005, 2010.

Whymap: la vita in un diagramma, Tipografia Adriatica, 2010

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