La cosa più importante

Data: 11-03-2011

Di Luciano Rizzo

 

-         “Qual è la cosa più importante nella vita?” chiedo usualmente quando incontro un paziente la prima volta.

A questa domanda ho ricevuto le risposte più disparate: la salute, la libertà, la famiglia, la felicità, la saggezza, l’armonia con il proprio ambiente. Una volta una paziente mi ha risposto, con voce sognante: “L’Amore”, e mentre lo diceva i suoi occhi erano pieni di luce.

-          “Bella risposta” replico ogni volta, “Ma la cosa più importante è un’altra”. In genere a questo punto faccio una pausa ad effetto e poi, guardandoli negli occhi con aria saputa dico: “Respirare”.

Tutti invariabilmente sorridono; senza respirare il nostro corpo muore, e ogni altra cosa scompare al confronto di questa necessità primaria. Senza dar loro il tempo di spiegarmi che si tratta di una cosa ovvia continuo:

-          “E poi subito dopo le cose più importanti sono mangiare, dormire e pensare”.

Anche qui ricevo sempre sorrisi di conferma, queste cose le sanno anche i bambini.

-          “Il fatto è” spiego a questo punto “che su questi quattro pilastri, su queste quattro fondamenta costruiamo la nostra vita. Se conosciamo a menadito questi quattro aspetti le nostre fondamenta saranno solide, ed avremo una vita piacevole e in salute. Se queste quattro basi sono poco conosciute avremo sempre una vita traballante, precaria, ci ammaleremo facilmente”.

Chi ho di fronte a questo punto non sorride più, comincia a capire il senso del mio discorso.

-          “Nella nostra società questi aspetti sembra siano noti a tutti ma, se torniamo indietro nel tempo, chi ci ha mai insegnato, a scuola o in famiglia, come dobbiamo respire, come-cosa mangiare e, soprattutto, come pensare? (Dormire ne è una conseguenza, in fondo). Lei sa come funzionano i suoi processi mentali, ha studiato gli effetti del cibo sul suo fisico? In altre parole, conosce come funziona il corpo che la trasporta in questa vita?”

La percentuale di dinieghi si aggira intorno al novanta per cento.

-          “Eppure quando compra un elettrodomestico si premura di leggere le istruzioni, vero?

Tutti annuiscono.

-          “Ma non ha letto il ‘suo’ di libretto d’istruzioni. Ebbene, questo è il motivo per cui lei è qui. Nessuno le ha insegnato come mangiare (l’aria in fondo è una specie di cibo), né come pensare, e per questo io devo fare il suo istruttore. Se glielo avessero insegnato probabilmente lei non sarebbe qui e, forse, io farei qualcos’altro. Saper mangiare e saper pensare sono i due aspetti più importanti che la gente deve conoscere nella sua vita, e siccome la sua alimentazione dipende dalla sua capacità di informarsi, in realtà il suo problema (e quello di tutta l’Umanità) è uno solo: imparare come funziona la mente, il nostro sistema di guida”.

La nostra mente è forse la parte di noi più misteriosa per gli scienziati. Di certo però si sa che è fatta di almeno due parti: una cosciente e una subconscia. La parte cosciente è quella che state utilizzando per leggere quest’articolo. Se però il tema non vi coinvolge abbastanza, probabilmente continuerete a scorrere le parole senza rendervi conto di cosa c’è scritto, e nel frattempo comincerete a vivere un vostro film interiore fatto di ricordi, voli pindarici, sensazioni e pensieri più o meno slegati. Questo film è creato dalla mente subconscia, la parte del cervello che prende le redini dei nostri pensieri ogniqualvolta la nostra coscienza divaga.

La mente suconscia segue una logica completamente diversa da quella consapevole. È molto importante conoscerla perché essa guida le nostre azioni per gran parte della nostra vita, secondo certi autori fino al novanta per cento. La sua predominanza per noi esseri umani può diventare un serio problema, in quanto rende molto frequenti quelli che vengono definiti “errori ironici”. Secondo un aneddoto, il più famoso degli errori ironici riguarda Fëdor Dostoevskij: egli sfidò uno dei suoi fratelli a non pensare a un orso bianco, provocando così nell’altro il pensiero ossessivo dell’animale. Questo aneddoto nel 1987 ha ispirato un esperimento di psicologia noto con il nome “don’t think of a white bear”. Nell’esperimento i soggetti erano istruiti a non pensare a un orso bianco per cinque minuti, mentre raccontavano i pensieri che liberamente attraversavano la loro mente; ogni volta che affiorava alla loro coscienza l’immagine di un orso bianco dovevano suonare un campanello. I trilli erano sempre molto frequenti, poiché tutti avevano grande difficoltà a non pensare all’orso.

Lo psicologo Daniel Wegner, autore dell’esperimento, ha definito questi effetti paradossali “processi ironici”. In pratica la nostra mente, in certe particolari condizioni, si sforza di sopprimere un’informazione ma basta un po’ di pressione emotiva perché questa emerga contro la nostra volontà. Così al primo appuntamento chiamiamo l’altra persona come la nostra ex o confessiamo candidamente al nostro capo il vero motivo per cui abbiamo fatto tardi sul lavoro.

Gli errori ironici possono essere anche molto seri. Ad esempio siamo a conoscenza di un segreto molto importante, che non possiamo assolutamente rivelare, ma la nostra mente subconscia può esercitare una pressione così forte che, in una conversazione, senza ben capire come accada ci ritroviamo a dire all’altra persona “non dirlo a nessuno, ma devi sapere che…”.

Perché il nostro subconscio ci fa sbagliare in maniera così plateale, anche contro la nostra volontà? Secondo Wegner questo accade perché quando dobbiamo prendere una decisione una parte del nostro cervello è associata con la ricerca cosciente della cosa giusta da fare, mentre un’altra pone attenzione alla cosa sbagliata, quella da cui teoricamente bisogna difendersi (il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto). Quando siamo sotto stress gli impulsi incosci spingono verso una marcia più alta (chiamata “iperaccessibilità”) e pongono i nostri sforzi consci in svantaggio.

-          “Anche se la nostra mente cosciente si sforza di fare la cosa più appropriata, la mente incoscia va in cerca del peggio,” racconta lo scienziato.

Come possiamo ovviare agli errori ironici? Secondo Wegner la prima cosa da fare è evitare lo stress: inibendo il controllo della mente conscia facilita l’iperaccessibilità e quindi la rivelazione del segreto. Un’altro modo per mettere sotto controllo la mente inconscia è scrivere, annotare, mettere le nostre idee nero su bianco. Gli esperimenti hanno evidenziato che esprimere l’ostacolo mentale con la scrittura elimina il potenziale di un processo ironico. “Verba volant, scripta manent”.


Riferimenti: www.whymap.com www.biospazio.it

 

“How to Think, Say, or Do Precisely the Worst Thing for Any Occasion.”  Daniel Wegner. Science, Vol. 324 Issue 5936, July 2, 2009.

“I Segreti del Subconscio”, Il Punto d’Incontro, 2005, 2010.

 Articolo comparso sul numero 31 di Bioguida, itinerari dello spirito

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