Le conseguenze della metafora

Data: 10-03-2011

A prima vista le conclusioni possono sembrare un po’ ovvie: le metafore che vengono usate per descriverlo alterano fortemente le opinioni che possiamo avere su un dato argomento. In realtà la ricerca pubblicata ieri da Lera Boroditsky e Paul Thibodeau della Stanford University mette in evidenza alcuni effetti piuttosto singolari, che potrebbero essere efficacemente usati per persuadere la gente  a pensarla in un certo modo (il che non è necessariamente un bene).

Lo studio  pubblicato su PLoS One si è focalizzato sull’opinione pubblica in materia di crimine.

Boroditsky e Thibodeau hanno osservato che le metafore usata influenza le preferenze sulle politiche pubbliche da attuare verso il crimine. Negli esperimenti i soggetti leggevano dei racconti inventati sull’aumento dei casi di crimine violento in una città fittizia. In metà dei casi il crimine veniva descritto come una “bestia” nell’altra metà come un “virus”.  I soggetti potevano poi scegliere le politiche che ritenevano più adeguate per aumentare la sicurezza: misure dure – aumento del personale di polizia e delle carceri dove imprigionare i colpevoli -, o politiche volte a migliorare il benessere e il reddito e della comunità, allo scopo di aumentare la pace.

Fra coloro che leggevano che il crimine era come una bestia il 71% sceglieva le misure forti, mentre la percentuale che faceva questa scelta cadeva al 54% nel gruppo in cui il crimine era descritto come un virus.

Secondo i due scienziati le metafore che usiamo per descrivere una situazione non servono solo ad abbellire il discorso ma guidano anche i processi cognitivi sottostanti. Alcuni studi hanno dimostrato che 1 ogni 25 parole usate nel discorso è una metafora.

Boroditsky e Thibodeau hanno persino dimostrato che le metafore possono vanificare (o almeno attutire) l’effetto dell’orientamento politico. In una altra serie di esperimenti i due hanno scelto soggetti che dichiaravano di votare per il partito repubblicano o quello democratico (statunitensi). I due ricercatori supponevano che i soggetti repubblicani sarebbero comunque stati più propensi per le maniere drastiche, rispetto ai democratici. Hanno poi sottoposto tutti allo stesso esperimento precedente.

Come previsto i repubblicani che sceglievano le maniere drastiche, rispetto i democratici, erano il 10% in più.

Ma questa differenza era molto inferiore a quella causata dalla metafora: coloro che leggevano della bestia sceglievano la soluzione “tolleranza zero” il 20% in più degli altri.

Non è detto dunque, concludono i due scienziati, che la gente si polarizzi immediatamente su certe questioni in maniera politica. Si può immaginare di pensare un messaggio che si vuole lanciare alla popolazione usando metafore  e analogie più appropriate per far arrivare il numero maggiore di persone alla stessa 

http://ulisse.sissa.it/scienza7/notizia/2011/feb/Uesp110224n005/

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