L'effetto Zeigarink

Data: 19-05-2010

L’effetto Zeigarnik prende il nome dalla psicologa tedesca Bluma Zeigarnik, che prestò attenzione a un fenomeno molto particolare: ul cameriere riusciva a ricordare tutte le ordinazioni fatte dai clienti. Dopo averle evase  non ricordava più che cosa aveva servito.
La Zeigarnik ipotizzò che un compito incompleto o non terminato crea una tensione psichica che spinge a terminare un compito e impedisce che la mente si concentri su altro.

Trattenendo in memoria il compito incompleto si creerebbe un' “ansia di completamento”.
La Zeigarnik dimostrò sperimentalmente la sua ipotesi nel 1927. Nel suo laboratorio fece svolgere ad alcuni volontari una serie di compiti cognitivi; alcuni  venivano completati, altri erano lasciati incompleti.
I soggetti ricordavano di più i compiti rimasti incompleti.
Grazie all’effetto Zeigarnik, linee incomplete e forme non chiuse sono percepite dal cervello come linee continue e forme chiuse, che il cervello completa attraverso bordi da lui creati.
Si veda a questo proposito 
l’illusione del triangolo di Kanizsa in figura: si vede un triangolo centrale che nella realtà non c'è.
L’effetto Zeigarnik spiega perchè taluni sono incapaci di interrompere un lavoro fino a quando non l’hanno finito, e l’incapacità di lavorare su più progetti contemporaneamente. Ciò a causa dell’urgenza psicologica di risolvere un lavoro precedente.
Le sue applicazioni pratiche sono disparate: dall’interruzione delle soap opera su una situazione, per cui il telespettatore deve tornare il giorno dopo per vederne la fine, fino alla pedagogia moderna che suggerisce di non soddisfare mai a pieno la curiosità degli alunni.


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