Due tragedie per spiegare il comportamento sociale

Data: 25-03-2010

Nella notte del 14 aprile 1912, il transatlantico Titanic in navigazione nell'Atlantico settentrionale entrò in collisione con un iceberg. Nell'affondamento della nave perirono 1517 persone. Tre anni dopo, il 17 maggio 1915, nel corso della prima Guerra mondiale, il transatlantico britannico Lusitania, attaccato da un sommergibile della marina tedesca, colò a picco trascinando con sé 1198 persone. 

Queste due tragedie marittime sono state analizzate da ricercatori dell'Università di Zurigo e del Politecnico del Queensland, per studiare come circostanze differenti possano influire sul comportamento umano in situazioni di gravissima emergenza e e sul livello di adesione delle persone alle norme sociali accettate in quell'epoca. 

Come spiegano in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) a firma Benno Torgler e collaboratori, il confronto è reso possibile dal fatto che le due tragedie sono avvenute nel giro di pochissimi anni, in un contesto in cui le norme sociali potevano essere considerate uniformi, che hanno riguardato due popolazioni di passeggeri sostanzialmente uguali dal punto di vista socio-demografico e socio-economico, e che il tasso di sopravvissuti nei due casi è stato analogo (circa il 30 per cento) e così pure, fra questi, la percentuale di membri dell'equipaggio. 

Nel caso del Lusitania, la nave colò a picco 18 minuti dopo l'attacco e a salvarsi furono per lo più passeggeri di età compresa fra i 16 e i 35 anni. Il Titanic affondò invece dopo due ore e 40 minuti e a salvarsi furono soprattutto donne e bambini o passeggeri che comunque accompagnavano dei bambini, mentre perirono per lo più maschi, o adulti senza bambini. In entrambe le situazioni i capitani avevano impartito istruzioni per garantire innanzitutto il salvataggio di donne e bambini e la tipologia delle persone imbarcate era sostanzialmente simile.

Secondo gli autori questa significativa differenza sarebbe da imputare alla pressione esercitata dal fattore tempo, che può influire in modo determinante sul comportamento umano in situazioni estreme in cui è in gioco la sopravvivenza. In circostanze in cui il tempo disponibile è molto breve, come nel caso del Lusitania, l'istinto di fuga domina letteralmente il comportamento iniziale, che viene bloccato e superato da un comportamento pro-sociale solo quando il cervello ha in tempo di ritrovare una situazione di omeostasi. (gg)

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