La personalità cambia nel tempo

Data: 21-01-2013

Un tatuaggio che non ci piace più o un lavoro che non ci soddisfa come una volta: sono alcune conseguenze di decisioni di cui eravamo probabilmente molto convinti, ma di cui spesso ci pentiamo a distanza di qualche anno. Come mai una scelta che sembrava giusta si rivela un grave errore? Uno studio su Science suggerisce che la causa potrebbe essere l’incapacità di prevedere come saremo in futuro, e di pensare, erroneamente, che la personalità e il modo di essere attuali rimarranno invariati.

Utilizzando una serie di questionari online, i ricercatori dei dipartimenti di psicologia della Harvard University e dell’University of Virginia mostrano che a prescindere dall’età, sia giovani che vecchi pensano di essere cambiati molto in passato, ma sottostimano quanto la loro personalità e i loro gusti cambieranno nel futuro, e avvertono che questo potrebbe spingerli a prendere decisioni non sempre azzeccate.

Nel loro studio, gli autori hanno raccolto i dati riguardanti circa 19.000 persone reclutate attraverso Internet. Ai partecipanti, per lo più donne (80%) e di età compresa tra i 18 e i 68 anni, veniva chiesto di rispondere a un questionario, the Ten Item Personality Inventory, che permette di valutare la personalità di un individuo tenendo in considerazione varie caratteristiche come la coscienziosità, i valori personali, la stabilità emotiva, la disponibilità a nuove esperienze, il carattere estroverso, il grado di simpatia e i gusti. I 19.000 partecipanti erano poi divisi in due gruppi, uno “reporter” a cui veniva chiesto di completare nuovamente il test rispondendo alle domande nel modo in cui avrebbero risposto 10 anni prima, e un gruppo “predictor”, che doveva rispondere come avrebbero risposto 10 anni dopo. 

Il sondaggio ha rivelato che le persone più anziane affermavano di aver subito e prevedevano di andare incontro a meno cambiamenti rispetto ai più giovani. “Questo era un risultato atteso e i nostri dati concordano con studi condotti in precedenza secondo cui la personalità di un individuo diventa più stabile con l’età” - sostiene Jordi Quoidbach, primo autore della ricerca. “La cosa soprendente è che i soggetti di tutte le fasce di età, giovani, anziani o vecchi, pensavano di essere cambiati molto nel passato ma non credevano che sarebbero cambiati altrettanto in futuro”.

Per esempio quando i ricercatori chiedevano a persone di 33 anni quanto pensavano di cambiare nei successivi 10 anni e paragonavano le risposte con quelle di 43enni a cui era stato chiesto quanto la loro personalità si fosse modificata negli ultimi 10 anni, il grado dicambiamento previsto dai 33enni era molto minore rispetto a quello riportato dai soggetti più vecchi di una decade. 

Gli autori definiscono questo effetto “la fine dell’illusione storica”, perché mostra che le persone a prescindere dall’età, consciamente o inconsciamente credono che il presente è il momento in cui smettono di cambiare e che tutto il processo di evoluzione della personalità avviene nel passato. Questo fenomeno sembra essere dovuto ad un errore nel prevedere il futuro e non nel ricordare il passato e potrebbe originare dal fatto che la maggior parte delle persone è soddisfatta di se stessa e pensa di conoscersi bene, per cui tende a credere che qualsiasi cambiamento sia improbabile. 

Secondo gli autori quindi, le persone tendono a sottostimare quanto cambieranno perché non sanno come saranno e cosa vorranno in futuro: “La storia sembra sempre finire oggi. Dai giovani adolescenti ai loro nonni, tutti pensano che la maggior parte del cambiamento delle caratteristiche personali e dei valori è avvenuto nel passato e che il presente rappresenti il risultato finale e ottimale del loro sviluppo. Per cui credono che le persone che sono oggi sono quelle anche che saranno in futuro”.

http://www.galileonet.it/articles/50e6ca0ba5717a0cbb000034

 

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