Ricerca Usa conferma: i soldi non fanno la felicità

Data: 15-07-2012

 

30 Giugno 2012 di Simone Cosimi
La felicità non si compra. Non dipende da quanto è farcito il portafoglio né dalla busta-paga. Insomma, non si nasconde nei soldi. Le parole-chiave per uno stato di benessere complessivo s’annidano piuttosto dalla parte opposta della scala dei valori: sono il rispetto e l’ ammirazione di amici, colleghi e famigliari. A raccontarlo uno studio della University of California-Berkeleymesso a punto daCameron Anderson e appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Psychological Science

Il segreto sta anzitutto “ nel disporre di alti livelli d’ autorevolezza nel proprio ambito di riferimento locale per guadagnare più rispetto, maggiore influenza e continuare integrarsi sempre meglio nel tessuto sociale”, ha detto Anderson. La ricerca è stata condotta in particolare con due sottogruppi composti da studenti del college (coinvolti nelle dinamiche del campus) e altri invece già laureati, alle prese con i cambiamenti – a volte traumatici, inclusa la trasformazione del proprio network relazionale – del mondo reale. Al centro dell’indagine, il cosiddetto status sociometrico, un indicatore messo a punto tramite un mix di voti forniti da parte dei conoscenti, auto-giudizi e il numero di posizioni di leadership occupate dai singoli soggetti, nelle varie attività, oltre a un questionario sui propri guadagni e sul livello di felicità. 

La constatazione più sostanziosa del team californiano è stata quella di verificare nelle persone già uscite dal mondo universitario la correlazione sempre più forte e crescente fra il livello di rispetto guadagnato nel nuovo universo lavorativo e il proprio benessere psicofisico, soprattutto se comparato a quello registrato fra gli studenti. “ Sono rimasto sorpreso di quanto fluidi siano questi effetti – ha commentato lo scienziato – se qualche livello di rispettabilità e autorevolezza nella propria cerchia personale sale o scende, segue a ruota quello della felicità, anche nell’arco di pochi mesi”. Laspiegazione fornita da Anderson è di tipo camaleontico: le persone si adattano velocemente a situazioni acquisite e messe subito a bilancio come scontate, vedi la salute e la ricchezza. Ma altrettanto velocemente smarriscono felicità e sensazioni positive a esse collegate. Un po’ come capita a chi vince una lotteria. 

Al contrario, scalare la piramide sociale con i mezzi relazionali a nostra disposizione è processo assai più lungo e faticoso ma infinitamente più influente per percorrere la strada che porta alla felicità. Non a caso, a confortare l’indagine degli psicologi di Berkeley si aggiungono quelle condotte dall’università canadese della British Columbia e da quella di Harvard: gli individui incassano più soddisfazione e felicità quando spendono i propri quattrini in regali e beneficenza destinati agli altri rispetto agli acquisti e alle spese per sé stessi. Provare per sorridere.

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